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NON TIRIAMOCI LA ZAPPA SULLE RETI


Credo sia sbagliato considerare i dibattiti sulle nuove frontiere elettroniche - nei quali si discute soprattutto del futuro di Internet, delle legislazioni da attuare sul copyright, sul software, sulla privacy, eccetera - la strada maestra per giungere a quel territorio telematico, espressione di una societa' ideale in continua costruzione. Ci sono anche altre vie da individuare. Faccio due esempi, uno microscopico l'altro macroscopico, per addentrarmi nella questione. L'esempio minore lo cito per evidenziare l'enorme confusione che viene generata quando si parla molto di certe cose ed, in particolare, quando dietro a questo parlare non c'e' altro che ingenua euforia o talvolta mera cialtronaggine. Bene. Mi trovo ad un incontro organizzato da una Amministrazione Comunale (non importa di quale citta'...) con le associazioni. Un consigliere espone un progetto per la realizzazione di una biblioteca per ragazzi, che comprende, oltre naturalmente ai libri, riviste, eccetera, un centro di documentazione audiovisiviva, musicale ed un laboratorio multimediale. Finito l'intervento prende la parola un rappresentante di un'Associazione Culturale dicendo che tale proposta risulta assai interessante... " ma che oggi i ragazzi con Internet si collegano dalla loro casa con tutto il mondo e possono leggere i libri, vedere i video che vogliono, e chi piu' ne ha piu' ne metta, senza andare in biblioteca". La mia considerazione e' questa: ha senso garantire l'accesso dei giovani ad Internet, in un Comune come ve ne sono tanti, dove non esistono ancora strutture informatiche e telematiche di base, ed invece esistono problemi di insegnamento delle lingue straniere, (questo riferito alla navigazione in Internet)?
Poi, per allargare il discorso agli adulti, bisogna tenere conto di quanto e' grande il rischio ipotetico che Internet possa divenire uno strumento che ponga delle barriere alla comunicazione tra i cittadini che, oltre a non provenire da una cultura telematica, non gliene frega niente di computer, modem, interfacce di comunicazione, eccetera.
Probabilmente la faciloneria di questo signore dell'Associazione Culturale deriva dal fatto che egli ha appreso la notizia di Internet in un articolo su una rivista qualsiasi, dove viene mitizzata la grande
rete, oppure e' stato ad un Convegno dove (ahime') si usano certi
paroloni strani e difficili ed anche lui come tanti si e' perso nel "ciberspazio delle parole". Ed allora, se e' vero che su Internet si possono visitare biblioteche virtuali, e' altrettanto vero che bisogna offrire al ragazzo la possibilta' di usufruire di altre strutture educative/formative a sua disposizione.
Il secondo esempio, che e' quello piu' significativo rispetto al mio intervento, riguarda la problematica del rapporto tra Nord e Sud del mondo in relazione alle nuove tecnologie della comunicazione.
Qui non siamo all'amena riunione comunale ma all'incontro del G7 a Bruxelles, dove si parla di scelte politiche ed economiche in merito alla nuova societa' dell'informazione. Questa volta non ero presente, pero' ho delle notizie molto interessanti: " E' estremamente importante affrontare con decisione il problema del rapporto Nord e Sud del mondo. L'avvento di una societa' globale e mondializzata potrebbe approfondire il baratro che gia' separa la zona integrata del mondo da quella non integrata... I Paesi della cosiddetta "Triade" (Stati Uniti, Europa Occidentale, Giappone e Paesi asiatici industrializzati: Corea del Sud, Singapore, Taiwan) hanno deciso di investire da qui al 2010 tra i 400 e i 600 miliardi di ECU (piu' di 800mila miliardi di lire) per creare le autostrade dell'informazione e sviluppare il trinomio: fax, computer e lettore di CD ROM. Da Paragonare a questi investimenti colossali, sono le pochissime centinaia di migliaia di ECU stanziate per portare le autostrade di acqua potabile dove c'e' la necessita'. Mentre nessuno ci sa dire con precisione a cosa serviranno queste "Information Highways", sappiamo che ci sono un miliardo e 400 milioni di persone che non hanno acqua potabile. Nella sola area urbana di Tokyo ci sono piu' linee telefoniche che in tutta l'Asia, L'Africa e l'America Latina messe insieme...." (R.Petrella, Virtual, n. 19 dell'anno 3, pag. 35)
E' con l'esempio macroscopico che mi chiedo se i paesi tecnologicamente piu' avanzati vadano costruendo la propria muraglia per creare un'Èlite di specialisti della comunicazione; in altri termini, il pericolo è quello di riuscire a comunicare bene, in pochi, e viceversa di comunicare male o niente in tanti. Ed inoltre il comunicare bene, risponde ad un benessere reale sul lato umano? Pensiamo a città come New York o Los Angeles, dove esiste un'enorme quantità di strutture comunicative ad altissimo livello, ma che sul piano sociale sono delle vere e proprietragedie.
Lo sforzo da parte dei più "forti" (con forti intendo le persone che vivono in luoghi dove c'e' un apparato economico/culturale tra i più sviluppati), penso sia quello di cercare una costante poetica che faccia dialogare all'interno del nuovo luogo sociale che sarà il ciberspazio, non macchine con macchine, ma uomini con uomini; una poetica che dia valore ai concetti di "chiarezza" ed "uguaglianza", che abbia come obiettivo specifico quello di dare a tutte le persone la possibilità di sfruttare le tecnologie dell'informazione senza discriminazioni culturali e sociali.
Vorrei che l'umanità non aprisse le porte ai nuovi mass-media per amplificare l'incomunicabilità che esiste tra le persone; sarebbe desolante. Dunque, non tiriamoci la zappa sulle reti.
Claudio Parrini